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Giovedì 10 Maggio 2012 10:20 |
 Il segretario della Confsal-Unsa illustra contenuti e metodo delle trattative per il nuovo accordo
Nella p.a. riparte la concertazione Battaglia: la riforma non può prescindere dalle parti sociali
La pubblica amministrazione è da tempo oggetto di svariati progetti di riforma. L’obiettivo manifesto è quello di consentire ad essa di favorire lo sviluppo dell’intero sistema paese, visto che alla P.a. fanno capo una serie di rapporti fondamentali per l’attività economica delle imprese e per la corretta erogazione dei servizi alla persona.
Massimo Battaglia, Segretario generale dell’organizzazione sindacale Confsal-Unsa, nata nel 1954, ha partecipato ai lavori presso il Dipartimento della Funzione Pubblica per la definizione di un nuovo Accordo sul pubblico impiego.
1. Segretario, questi lavori alla Funzione pubblica sono uno specchietto per le allodole oppure siamo in presenza di qualcosa di nuovo?
La partenza dei negoziati a dire il vero è stata stentata, tanto da far presagire un epilogo non soddisfacente. Ho avuto il sospetto che a causa della contemporanea discussione portata avanti dal Ministro Fornero sul mercato del lavoro nel settore privato, il governo avesse l’esigenza di realizzare una discussione –almeno formale- con le OO.SS. anche sul settore pubblico. Invece il confronto è cresciuto a livello di qualità, e grazie alla disponibilità del governo, è stato possibile conseguire risultati molti importanti e condivisi. Ne è scaturito un Accordo in base al quale si rilancia un migliore progetto di riforma della pubblica amministrazione superando alcune criticità del passato già evidenziate in questi ultimi anni, sia dalla Confsal-Unsa che da altre organizzazioni sindacali.
2. quali sono i punti qualificanti di questo accordo?
Il primo senza dubbio riguarda il metodo. Vi è stato un rilancio del metodo concertativo, cioè dell’inclusione delle parti sociali nel processo decisionale. È quello che tutti i lavoratori chiedevano da anni, offesi nella dignità da una classe politica capace di operare con la forza dei decreti legge. Del resto, la riforma del decreto legislativo 150/09 ha avuto molte resistenze sia da parte delle OO.SS. –con modalità differenti a seconda delle singole valutazioni- che dei lavoratori stessi a causa del metodo scelto per attuarla: un metodo che bypassava la concertazione, ritenendola un vezzo di cui si poteva fare a meno in virtù di una maggioranza parlamentare granitica. Fu un grave errore, politico e prima ancora culturale, segno del persistente scollamento tra esponenti politici e cittadinanza. Non si può ricostruire dalle fondamenta la P.a. prescindendo dalla partecipazione –e quindi dall’adesione- di milioni di lavoratori al processo di riforma. Il Ministro Patroni Griffi ha avuto il merito di ripartire dalla concertazione. Ciò gli va riconosciuto perché le trattative non sono sempre facili e richiedono una capacità politica notevole, prima di tutto per mettersi in gioco, e poi per trovare il punto di sintesi tra le diverse posizioni e tra le diverse esigenze.
3. quali sono i contenuti innovativi che porta l’Accordo al mondo del pubblico impiego?
Sono davvero molti. Tra le righe si può individuare il riconoscimento, anche da parte pubblica, dell’approccio meramente ragionieristico dei tagli lineari operati dal governo precedente e l’ammissione che la razionalizzazione della P.a. passa per un approccio selettivo.
È poi stato compiuto un passo fondamentale per correggere uno dei punti più critici del Decreto Legislativo 150 del 2009, il controverso sistema di divisione dei dipendenti in 3 fasce, di bravi-medi-incapaci, il c.d. 25-50-25. La divisione in fasce pre-costituite a monte, ben lungi dall’essere fonte di stimolo della produttività, era offensiva della dignità del lavoratore. E poteva comportare vere e proprie ingiustizie economiche; come abbiamo ripetutamente spiegato al precedente ministro, applicando quelle fasce di merito, si sarebbero potute creare sostanziali differenze retributive tra lavoratori separati da pochi punti nella graduatoria di valutazione, assegnando a fine anno ad un dipendente 400 euro per la produttività e ad un altro zero euro a causa di un giudizio finale diverso solo per un’inezia. E se mi permette, oggi anche 400 euro in più o in meno per una famiglia sono tanti. Siamo pertanto molto soddisfatti di questo risultato.
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Giovedì 26 Aprile 2012 12:06 |
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Comunicato stampa 26.04.2012
Pagina AdnKronos sul comunicato
BATTAGLIA: “ANCHE L’OCSE AMMETTE LA SITUAZIONE DISASTROSA DEI SALARI ITALIANI.
CHIEDIAMO AL GOVERNO L’IMMEDIATA APERTURA DEI CONTRATTI DEI LAVORATORI PUBBLICI”
Il Segretario generale della Federazione Confsal-Unsa Massimo Battaglia dichiara: “Il sempre più forte stato di disagio dei lavoratori –dovuto alla drastica e continua perdita del potere di acquisto degli stipendi- è ripetutamente certificato dalle organizzazioni impegnate nel monitoraggio delle variabili economiche di sistema, come è avvenuto ieri da parte dell’Ocse nel suo rapporto sul cuneo fiscale, che pone il nostro Paese dietro a Spagna e Irlanda e a tutti i principali paesi europei nella classifica dei salari medi. Cresce ancora la forbice tra inflazione e salari, fermi per il blocco del contratto, toccando il livello più alto dall’agosto 1995. Una volta il dipendente pubblico faceva parte della fascia sociale ‘media’; oggi, l’effetto combinato del blocco contrattuale, dell’aumento del costo della vita, della paurosa pressione fiscale, rende i lavoratori pubblici una fascia a rischio.”
“Le prime misure per stimolare la crescita del paese devono passare per il sostegno alle famiglie in difficoltà e favorire la loro capacità di spesa, unica condizione per rilanciare seriamente l’economia” afferma Battaglia, che conclude, “Ciò significa intervenire sugli stipendi e sulla fiscalità. Chiediamo pertanto due fondamentali misure: rinnovare il contratto nel pubblico impiego scaduto il 31 dicembre 2009 e alleggerire la pressione fiscale in particolar modo per le categorie che più stanno soffrendo la crisi.” |
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Giovedì 26 Aprile 2012 16:46 |
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pagina AdnKronos sul comunicato
LA REVISIONE DELLA SPESA SERVE A MIGLIORARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE,
NON A SMANTELLARLA
“Quando l’ex ministro Tremonti operava tagli lineari al bilancio dei ministeri per realizzare la politica del rigore, abbiamo sottolineato l’esigenza di un approccio diverso, di tipo selettivo, che tenesse conto delle specificità di ogni amministrazione” ricorda Massimo Battaglia, Segretario generale della Federazione Confsal-Unsa.
“Da tempo chiediamo una ‘revisione della spesa pubblica’ (spending review)” afferma Battaglia, il quale tiene a precisare “un revisione però basata sul rispetto della dignità del lavoro pubblico e della valorizzazione dei lavoratori. Riorganizzare gli enti in tale contesto dovrà significare individuare ed eliminare tutte le spese inutili e sovrapposte, tra cui spesso si annidarono quelle frutto di collusione tra interessi politici e privati, e non certo tagli di un personale che è già in numero insufficiente nelle amministrazioni centrali a causa del miope blocco del turn over.”
“Il taglio della spesa, per portare a risultati concreti e non tradursi in affermazioni demagogiche, dovrà realizzarsi su tutta la pubblica amministrazione, sia essa centrale che territoriale” prosegue il Segretario generale “Per le amministrazioni centrali è necessario un ulteriore abbattimento delle consulenze e la cessazione delle esternalizzazioni, che sono controproducenti e costosissime. Ma chiediamo anche che la revisione della spesa si concentri con particolare riguardo sugli enti locali, il cui impatto finanziario sulle risorse pubbliche è molto più significativo di quella delle amministrazioni centrali, complice anche un modo troppo disinvolto di attuazione del federalismo amministrativo.” |
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Lunedì 23 Aprile 2012 14:49 |
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Notiziario n. 46 del 23.04.12 della Confsal.
Protocollo d’Intesa su Pubblico Impiego - il punto.
E’ aperto al Ministero della Pubblica Amministrazione un tavolo di confronto per la stesura e la possibile sottoscrizione di un Protocollo d’intesa sul pubblico impiego fra Stato – Regioni – Province e Comuni e Parti Sociali rappresentative.
Le criticità normative della contrattazione collettiva hanno, di fatto, determinato la precarietà delle relazioni sindacali.
Il blocco, per effetto di legge, della contrattazione nazionale per il triennio 2010 – 2012 e dell’adeguamento dei fondi per la contrattazione integrativa ha impedito la crescita delle retribuzioni lorde dei pubblici dipendenti, nonché l’aumento della pressione fiscale e del tasso inflattivo, hanno contribuito a ridurre le retribuzioni nette e il potere di acquisto dei lavoratori.
Altro fattore negativo influente sulla precarietà delle relazioni sindacali nel triennio in corso è stato il blocco del turn-over.
Tutto questo ha determinato la parziale mancata attuazione della Riforma “Brunetta” e la incompleta e precaria applicazione del nuovo modello contrattuale.
Si è determinata così una situazione insostenibile sul piano contrattuale, fiscale e inflattivo per i suoi effetti sul potere di acquisto dei lavoratori pubblici, i quali rivendicano, con la Confsal e le Federazioni aderenti interessate, la previsione di
- un adeguato stanziamento di risorse per finanziare i rinnovi contrattuali pubblici per il prossimo triennio;
- la riforma fiscale che sollevi dall’insostenibile peso tributario le retribuzioni;
- l’immediata defiscalizzazione delle retribuzioni accessorie;
- provvedimenti per tariffe e prezzi pubblici che non spingano al rialzo il tasso di inflazione;
- interventi correttivi, soprattutto con l’attivazione della leva fiscale, sulla previdenza complementare.
La Parte pubblica, al momento, si è limitata a prospettare:
- la valorizzazione della contrattazione integrativa e l’impiego, al secondo livello, delle “risorse storiche e cristallizzate” e di quelle relative alle economie di bilancio “disponibili” (al netto dei saldi di finanza pubblica);
- la revisione della spesa pubblica (spending review), anche per effetto della razionalizzazione di funzioni e strutture, per liberare risorse da destinare alla contrattazione integrativa;
- un’”attiva” partecipazione delle parti sociali anche in funzione di una possibile riscrittura” degli istituti di incentivazione e premialità individuale e collettiva per riattivare la contrattazione di secondo livello.
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