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Battaglia: "Renzi intervenga sul bonus 80 euro, altrimenti contratti vanificati"
Lunedì 19 Settembre 2016 16:15

bonus 80 euro -Battaglia: “Renzi intervenga sul bonus 80 euro, altrimenti contratti PA vanificati. Oltre 1,5 milioni di lavoratori lo perderebbero”

 

 

In questi anni di stasi degli incrementi economici per i dipendenti pubblici è stato introdotto, per tutto il mondo del lavoro dipendente, il cosiddetto “bonus fiscale di 80 euro”; un credito fiscale massimo di 960 euro annui erogato nella sua interezza per i percettori di redditi fino a 24.000 euro e in quota parte per redditi superiori a tale soglia e fino a 26.000 euro.

«Indubbiamente una boccata di ossigeno per i tanti che si trovano in questa situazione reddituale; nello stesso tempo però, come abbiamo più volte avuto modo di dire, rischia di diventare diabolico al momento in cui il reddito cresce vanificando, ad esempio, gli effetti di un rinnovo contrattuale» spiega Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-UNSA.

«L’effetto diabolico di cui dicevamo è che a fronte di un incremento nominale, a seguito di un rinnovo contrattuale, il reddito reale non cresce di pari valore poiché si riduce, fino ad annullarsi, l’ammontare del bonus fiscale percepito.

Come da noi sollecitato, e ovviamente non solo per i dipendenti pubblici, sarebbe necessario un intervento che modifichi in qualche modo il “modello bonus”, per esempio, intervenendo sugli scaglioni di reddito utili al bonus» propone il Segretario.

«Partendo da una ipotesi di rinnovi contrattuali basata sull’inflazione programmata, indice IPCA, che a regime per il triennio 2016-2018 sarebbe del 3,9%, abbiamo analizzato alcuni dati del Conto annuale 2014 della RGS rilevando, in base alle retribuzioni medie per Settore e per collocazione professionale, quindi la platea attuale e futura del bonus fiscale e in quale entità di quest’ultimo» chiarisce Battaglia.

«Analizzando i dati delle retribuzioni medie1 dei principali settori (Ministeri, Agenzie fiscali e Enti pubblici non economici) del nuovo Comparto delle Funzioni Centrali si riscontra che i fruitori del bonus fiscale di 80 euro (per intero o quota parte) sarebbero, con diversi impatti sui singoli settori, circa 102.211 su una platea di 240.918, pari al 42,4%».

Esempio: Comparto Funzioni centrali

Anno 2014 (Personale stabile NON dirigente)

       
 

Ministeri

Ag Fiscali

Epne

Totale complessivo

Totale

147.535

50.997

42.386

240.918

Interessati al Bonus di 80 euro (*)

96.733

2.217

3.261

102.211

 

65,6%

4,3%

7,7%

42,4%

(*) bonus per intero o quota parte

«Nell’ipotesi di una variazione media reddituale del 3,9%, i beneficiari del bonus fiscale da 102.211 scenderebbe a 82.437, pari al 34,2% della platea totale, quindi circa 20.000 lavoratori perderebbero tale beneficio» mette in guardia Battaglia, che prosegue «a questo c’è da aggiungere che nell’ambito degli 82.347 beneficiari circa 35.000 riscontrerebbero una riduzione del bonus che oscilla tra 350 e 460 euro annui»

 

 

 

Ministeri

Ag Fiscali

Epne

Totale

complessivo

Totale

147.535

50.997

42.386

240.918

Interessati al Bonus di 80 euro (*)96.733

 

2.217

3.261

102.211

 

65,6%

4,3%

7,7%

42,4%

Soggetti esclusi

dal Bonusa seguito incremento

           15.810

             1.892

             2.072

                 19.774

Interessati

al Bonus di 80 euro (**)

           80.923

               325

             1.189

                 82.437

 

54,9%

0,6%

2,8%

34,2%

 

 (*) bonus per intero o quota parte; (**) bonus per intero o quota parte dopo rinnovo CCNL

 

Di seguito una tabella comparativa fra redditi attuali e redditi futuri e effetti sul Bonus fiscale:

Reddito lordo (2014)

Reddito netto Oneri Prev.

Bonus attuale

Nuovo Reddito lordo

Nuovo Reddito netto Oneri Prev.

Nuovo Bonus

Perdita annuale Bonus

Unità di personale

Ministeri

             

28.408

25.240

364,00

29.515

26.224

           -  

   364,00

       15.810

26.802

23.813

960,00

27.846

24.741

     603,65

   356,35

       34.492

24.895

22.119

960,00

25.866

22.982

     960,00

         -    

 

Ag. Fiscali

         

         -    

 

28.748

25.542

219,55

29.869

26.538

           -  

   219,55

         1.892

26.786

23.799

960,00

27.831

24.727

     610,75

   349,25

             201

24.527

21.792

960,00

25.483

22.642

     960,00

         -    

 

Epne

         

         -    

 

28.543

25.919

38,40

29.656

26.930

           -  

     38,40

         1.804

27.852

25.292

338,55

28.938

26.278

           -  

   338,55

             268

26.830

24.364

785,09

27.875

25.314

     328,99

   456,10

         1.174

27.022

24.538

701,38

28.075

25.495

     242,02

   459,36

             375

 

 

«Dati alla mano, riteniamo imprescindibile trovare una soluzione per evitare che proprio i redditi più bisognosi di sostegno siano quelli che si vedono sterilizzare gli effetti del rinnovo contrattuale, perdendo integralmente o parzialmente il bonus. È una questione primaria per noi dell’UNSA a cui il Governo deve dare immediate risposte sul piano legislativo» afferma Battaglia «e da cui dipende l’effettività della trattativa per il rinnovo del contratto»

 

 

ps. nel comunicato allegato sono disponibili le tabelle

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ipotesi anticipazione accesso alla pensione
Mercoledì 14 Settembre 2016 14:52

massimo battaglia - confsal-unsaipotesi anticipazione accesso alla pensione

 

 

Ci pervengono da molti colleghi richieste di notizie in merito alla discussione in corso sulla possibilità di anticipare l’accesso alla pensione.

 

Ad oggi, come è noto, non c’è ancora niente di definito; si lavora su ipotesi e fra queste, a differenza delle prime indiscrezioni del mese di giugno, ci sarebbe la novità dell’applicabilità dell’APE (anticipo pensionistico) anche ai dipendenti pubblici.

 

I dubbi sorti già ai primi annunci sull’APE rimangono tali nonostante alcune puntualizzazioni del Governo; quello che non ci convince è perché mai un lavoratore, dopo aver versato contributi per quaranta anni, debba sobbarcarsi un prestito e i relativi costi che nei successivi venti anni riduce la sua pensione per importi che arrivano al 25%.

 

I sostenitori di tale strumento dichiarano che trattandosi di una scelta volontaria questo rappresenta una opportunità, di contro ricordiamo che questa “opportunità” fa il paio con la famosa “opzione donna” che si può dire sia miseramente fallita visto l’alto costo, in termine di riduzione dell’assegno pensionistico, richiesto alle donne.

 

Oltre i nostri dubbi aggravati anche dal fatto che in tutto questo meccanismo entrino gli istituti di credito, riteniamo comunque utile fornire alcuni chiarimenti ed esempi di calcolo che allo stato dell’arte è possibile ipotizzare:

 

  1. Destinatari dell’APE sarebbero i lavoratori dipendenti sia privati che pubblici;
  2. Si prevede una applicazione, in via sperimentale, per un arco temporale limitato agli anni 2017, 2018 e, forse, 2019:
    1. Nel 2017 per i nati dal 1951 al 1953
    2. Nel 2018 per i nati fino al 1954
    3. Nel 2019 per i nati fino al 1955
  3. I soggetti interessati sarebbero i lavoratori/le lavoratrici in attesa di maturare la pensione di vecchiaia, oggi prevista al raggiungimento del requisito di età anagrafica:
    1. Se Uomini di 66 anni e 7 mesi
    2. Se Donne di 65 anni e 7 mesi
  4. L’Anticipo pensionistico consentirebbe di uscire dal lavoro con un massimo di 3 anni di anticipo rispetto ai 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne, pertanto l’età minima per accedere all’APE sarebbe la seguente:
    1. Uomini = 63 anni e 7 mesi
    2. Donne = 62 anni e 7 mesi
  5. Il lavoratore/la lavoratrice che esce in anticipo, per il periodo di anticipo e fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi per gli uomini – 65 anni e 7 mesi per le donne), fruisce di un prestito pari al valore della pensione annuale maturata alla data di uscita
  6. Il lavoratore/la lavoratrice dalla data del compimento dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi per gli uomini – 65 anni e 7 mesi per le donne) viene posto in pensione e inizia con la prima rata di pensione a restituire il prestito con decurtazione della pensione
  7. Il periodo di ammortamento per la restituzione del prestito è di 20 anni (13 rate annuali x 20 anni = 260 rate)
  8. Sul prestito gravano degli interessi il cui tasso non è ancora definito (nei nostri esempi utilizzeremo un tasso del 2% che ha valore puramente indicativo).

 

A differenza di quanto si diceva nel mese di giugno, non ci dovrebbe essere nessun rapporto diretto lavoratore/banca poiché dell’intermediazione se ne occuperebbe l’INPS sia nella fase di erogazione dell’APE che nella fase di recupero del prestito.

 

Nelle tabelle presenti nella nota allegata illustriamo alcuni esempi dell’ammontare della rata mensile del prestito su diversi importi pensionistici e per una diversa durata dell’APE.

 

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

 

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UNSA: PER L'UNSA PER UN DOPPIO AUMENTO, DA 36 A 38 ORE PER CHI VUOLE
Lunedì 12 Settembre 2016 10:38

unsa per un doppio aumento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai Segretari Nazionali, Regionali e Provinciali e a tutti gli iscritti all’UNSA.

 

Cari Amici, vi invio il testo del Sole 24 ore che apre nel mondo del lavoro pubblico una prima discussione volta non solo a permettere una nuova organizzazione del lavoro ma anche a riprendere una riflessione politica e culturale sui lavoratori pubblici.

Ritengo tali passaggi indispensabili per aprire una stagione contrattuale di cui l’UNSA è già protagonista e vuole con questa proposta esserlo in modo ancor più incisivo; un’UNSA che lotta da anni per i diritti sacrosanti dei lavoratori ed anche per ridare dignità ad un pubblico impiego.

Tale discussione, seppur all’impatto può sembrare rivoluzionaria, va letta con attenzione, e mira a consentire, a chi lo desidera, quindi su base volontaria, di ottenere oltre all’aumento contrattuale, un secondo ed ulteriore aumento in busta paga in virtù di un orario settimanale di lavoro maggiore.

Mi auguro una democratica discussione con la segreteria generale ed aspetto vostre eventuali osservazioni e proposte.

Massimo Battaglia

 

 

http://www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/art/personale/2016-09-09/confsal-unsa-alziamo-36-38-ore-orario-lavoro-pa-170120.php?uuid=ABjwloTB

 

 

logo il sole 24 ore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confsal-Unsa: «Alziamo da 36 a 38 ore l'orario di lavoro nella Pa»

di Massimo Battaglia (*)

 

 

La Federazione Unsa ha inviato alla ministra per la Pubblica amministrazione e la semplificazione Marianna Madia un documento propositivo per il rinnovo dei contratti e per un nuovo modello organizzativo.
Il documento analizza le criticità di questi ultimi sei anni, comprese le norme sulla licenziabilità del dipendente pubblico e, anche in risposta ai duri attacchi ricevuti dai lavoratori pubblici e dal sindacato, ci spinge a promuovere e proporre responsabilmente modelli utili a recuperare credibilità e produttività, fino a formulare ipotesi che comprendano un aumento dell'orario di lavoro settimanale.
Si tratta di un'ipotesi di lavoro da trattare con tutte le accortezze possibili, e con una premessa imprescindibile: all'incremento dell'orario deve corrispondere un incremento dello stipendio, strutturale e corrispondente al valore economico delle ore aggiuntive, oltre agli incrementi che saranno portati dal contratto nazionale del 2016-2018.
È una proposta che ha importanti risvolti economici per i lavoratori senza voler essere un baratto, ma va oltre poiché consente di pensare a modelli organizzativi più articolati attraverso i quali fornire più servizi ai cittadini.
Proporre una modifica dell'orario di lavoro, ad esempio da 36 a 38 ore settimanali, è un argomento molto delicato che presenta delle criticità (percezione dei lavoratori, costi, eccetera) e, per chi lo propone, una forte assunzione di responsabilità.
Una proposta coraggiosa, innovativa e anche dirompente nell'alveo di una discussione generale che rischia di essere asfittica, tesa per lo più al recupero di quanto perso in questi ultimi sei anni o a riproporre ricette già vecchie; elaborata da un sindacato, l'Unsa, autonomo dalla politica e da condizionamenti ideologici, desideroso di veder migliorare la pubblica amministrazione, di ridare credibilità al lavoro pubblico e ai suoi dipendenti, consapevole che servono nuovi stimoli e input per aumentarne la produttività.
I costi della proposta sarebbero finanziati in parte da risorse già utilizzate, cioè la spesa per compensi da lavoro straordinario che ad oggi per l'intera Pa ammonta a circa 2,5 miliardi di euro, e in parte da una migliore organizzazione del lavoro.
Il modello avrebbe il pregio di cointeressare tutti: i lavoratori con un incremento stabile delle retribuzioni, le amministrazioni con una migliore organizzazione degli uffici attraverso una maggiore disponibilità di tempo/uomo e il sistema economico, con aumento della produttività di settore, e i cittadini con più servizi.

(*) Segretario generale Confsal-Unsa

 

 
PROPOSTE UNSA SUL LAVORO PUBBLICO INVIATE ALLA MINISTRA MADIA
Martedì 13 Settembre 2016 11:05

 

proposte alla ministra madiaPROPOSTE UNSA SUL LAVORO PUBBLICO INVIATE ALLA MINISTRA MADIA

 

Si inoltra il documento inviato alla Ministra Madia relativo ad alcune linee guida volte a individuare alcune possibili e praticabili soluzioni per favorire reddito, produttività, ruolo e competenze dei lavoratori pubblici.

 

Questo documento vuole consentire un dialogo, pur fissando dei paletti ben precisi nella discussione tra parte datoriale e parti sociali, vale a dire che il lavoro pubblico va ben remunerato, a partire da un dignitoso aumento contrattuale dopo 7 vergognosi anni di blocco dei contratti interrotti solo grazie all’azione giudiziaria di questa Federazione che è culminata con la sentenza n.178/15 della Corte Costituzionale.

 

E accanto a questo aumento di reddito, abbiamo immaginato altre possibilità per implementare le buste paga dei lavoratori, partendo dai Fondi Unici passando per l’ipotesi delle 38 ore di lavoro su base volontaria con adeguata remunerazione fissa e continuativa fino alla liquidazione integrale del tfr/tfs e immediata al momento del pensionamento.

 

Inviamo questo documento anticipando con ciò la definizione della piattaforma per i rinnovi contrattuali che questa Federazione, titolare della contrattazione nel nuovo comparto delle Funzioni Centrali, sta ultimando in prospettiva della riapertura delle trattative.

 

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia

 
BATTAGLIA: “PA, RINNOVI CONTRATTI: IL BALLETTO DELLE CIFRE”
Lunedì 05 Settembre 2016 10:12

m battaglia segret generaleBATTAGLIA: “PA, RINNOVI CONTRATTI:

IL BALLETTO DELLE CIFRE”

 

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«Rinnovo dei contratti: molti ne parlano ma pochi ne conoscono le cifre reali» dichiara Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-UNSA.

 

«Dal ‘Documento di Economia e Finanza 2016, sezione analisi e tendenze della finanza pubblica’ emerge che per il triennio 2016-2018 ci si attende un indice IPCA pari al 3,9%, con incrementi in busta paga che potrebbero variare dagli 80 ai 100 euro cadauno.

Ciò significa che il Governo dovrebbe stanziare una cifra pari 6,2 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali di tutta la pubblica amministrazione.

Nel mese di agosto abbiamo ascoltato alcune dichiarazioni che parlavano di richieste di aumenti pari a 150-170 euro pro capite, con un impatto di più di 11 miliardi di euro sul triennio.

Al momento il governo tace e ribadisce che ci sono sul piatto 300 milioni già stanziati nella precedente finanziaria».

 

«Si apre pertanto» annuncia Battaglia «un autunno caldissimo sul piano delle relazioni sindacali e delle rivendicazioni dei lavoratori, le cui buste paga hanno perso circa il 10% del potere di acquisto rispetto ai valori pre-blocco, con conseguente spostamento di un’intera categoria verso la soglia di povertà, con famiglie in difficoltà quotidiana»

 

«Il Governo dovrà dare risposte ineludibili a milioni di lavoratori» afferma il Segretario Generale «vessati da oltre 7 anni con trattamenti economici, giuridici e mediatici, per ridare dignità al lavoro pubblico, ripartendo da una sentenza della Corte Costituzionale giunta grazie all’iniziativa giudiziaria di questa Federazione, che condanna politicamente e culturalmente diversi governi di questo paese per aver negato ai lavoratori pubblici il diritto a negoziare la propria condizione lavorativa».

 

«In questo balletto delle cifre sui rinnovi contrattuali, dove l’aspetto economico è fondamentale ma non esaurisce la discussione» conclude Battaglia «la Confsal-UNSA è pronta a partecipare con idee e proposte concrete, che presenteremo ai tavoli con la Ministra Madia. Perché abbiamo coscienza che il nostro mandato di rappresentanza è quello di lottare per riportare il lavoratore pubblico al centro di ogni riforma del pubblico impiego».

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