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ITALIA OGGI: NO AL BLOCCO DEGLI STIPENDI
Lunedì 12 Luglio 2010 10:07

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Si riporta qui di seguito l'articolo comparso sul quotidiano ITALIA OGGI nella giornata del 10 luglio u.s. :  

 

 

 

 

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 La Confsal-Unsa chiede al governo la correzione della manovra su contratto e salario accessorio

P.a., no al blocco degli stipendi

Battaglia: affrontare le vere criticità, non gli aspetti marginali

 

«In una manovra economica già durissima, il governo non può permettersi il lusso di compiere errori cruciali che danneggiano sia il lavoratore pubblico che la pubblica amministrazione in generale.» è quanto afferma Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-Unsa, quarta organizzazione sindacale che opera nei comparti dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Battaglia punta il dito non solo contro le norme del Decreto Legge n. 78/10 che danno corpo alla “manovra di giugno”, ma specialmente verso i lavori in Commissione Bilancio del Senato che non hanno prodotto miglioramenti sostanziali al testo del Decreto, pur in quelle parti che oggettivamente mostravano il fianco a numerose critiche e perplessità.

«Si possono capire alcune inesattezza, pur pesanti, in un atto della corposità e della complessità del D.L: 78/10, tra l’altro scritto in un tempo ristretto rispetto alla dimensione degli aspetti toccati, che avrebbero richiesto un approfondimento e uno studio di mesi; mesi che di fatto non sono stati disponibili, vista la crisi economica interna e internazionale, compresa la zona euro. Ma non è ammissibile che nella fase di conversione in Legge di un Decreto Legge non vengano apportate delle necessarie e sostanziali migliorie al testo originario.» sentenzia Battaglia.

Molti in effetti sono i punti che fanno ritenere “iniqua” la manovra ai pubblici dipendenti.

Di certo la cancellazione della tornata contrattuale 2010-2012 ha fatto reagire immediatamente la Federazione Confsal-Unsa che ha presentato all’autorità politica un piano alternativo per garantire la sostenibilità della spesa dei salari pubblici per le casse dello stato: valutare le maggiori entrate al 2011 derivate da una seria politica di lotta all’evasione fiscale (valutata in circa 120 miliardi l’anno!) e finanziare il rinnovo dei contratti, con priorità per i lavoratori delle fasce di reddito medio-basse.

Ma oltre a questo, ciò che è inammissibile per i lavoratori pubblici è la disciplina del loro trattamento economico. «La cancellazione dei contratti è una scelta politica su cui siamo e restiamo totalmente contrari. Siamo lavoratori e il lavoro è e deve essere basato sempre su un contratto. Ma ciò che non è ammissibile è come viene trattato lo “stipendio pubblico” sia dalla manovra, che lo fa in modo sbrigativo ed errato, ma che fa anche la Commissione Bilancio del Senato, che lo fa in modo superficiale e non competente» osserva Battaglia.

 

Ma su quale punto insiste con forza il Segretario Generale della Federazione Confsal-Unsa? L’art. 9 comma 1 della manovra di fatto impedisce che per gli anni 2011-2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, comprensivo del trattamento accessorio, superi quello in godimento al 2010, fatta salva l’indennità di vacanza contrattuale.

Il riferimento diretto al trattamento accessorio comporta degli effetti importanti, forse sottovalutati dall’autorità politica. Essa dimentica che la vita quotidiana presso le amministrazioni si realizza attraverso lo svolgimento di mansioni spesso particolari che comportano il godimento di indennità legate alle specifiche attività. Cosa accadrebbe ad esempio se un dipendente non ha svolto nel 2010 delle attività cui sono legate delle indennità particolari, mentre nel 2011 è chiamato dal proprio dirigente a svolgerle e quindi a percepire quelle indennità accessorie? La norma del D.L. di fatto crea un tetto non superabile al trattamento goduto proprio nel 2010 dal dipendente pubblico, e si pone così in contrasto con l’organizzazione funzionale dell’attività quotidiana dell’apparato burocratico-amministrativo dello stato.

«Sono settimane che lavoriamo per mettere in evidenza le pesanti incongruenze del Decreto Legge n. 78/10 e per ottenerne una effettiva correzione», dice Battaglia della Federazione Confsal-Unsa, che insieme alla Confsal ha scelto la via costruttiva delle proposte alternative a quelle sterili e demagogiche della piazza. «Un lavoro che ha fruttato diversi emendamenti che recepivano le nostre istanze presentate nell’interesse dei colleghi, fino a richiamare l’attenzione  diretta del ministro Brunetta e del Presidente della Commissione Bilancio del Senato Azzolini per sanare questa imperdonabile lacuna del testo normativo».

Del resto la norma può essere modificata e migliorata anche in modo semplice e funzionale, bilanciando i rispettivi interessi tanto della finanza pubblica quanto dei pubblici dipendenti e delle necessità organizzative delle  amministrazioni.

Se il problema del governo è fare cassa sul lavoro pubblico, come dimostra di voler fare da molto tempo, può intervenire in modo meno scomposto, passando da un approccio rigido e individualizzato ad uno elastico e collettivo, ad esempio facendo riferimento al monte salari pubblici che non deve superare quello del 2010 e non contemplando i singoli stipendi, tabellari e accessori, in godimento dai singoli dipendenti.

«Alcuni passi di miglioramento della norma in Commissione sono stati ottenuti» nota Battaglia, che però prosegue chiarendo che «essi si dimostrano marginali rispetto agli aspetti cruciali su cui siamo impegnati a sollevare l’attenzione dell’autorità politica. Escludere dal divieto di superamento del trattamento economico goduto al 2010 voci particolari come quelle relative alle malattie, alla maternità o missioni all’estero è un passo doveroso ma reputato da noi come assolutamente insufficiente»

Il braccio di ferro con le Regioni e gli Enti Locali sembra però occupare le energie del Governo impegnato a difendere le proprie posizioni da attacchi esterni. Fino a quando potrà essere impermeabile alle sollecitazioni provenienti da più parti? A bene vedere però il tema delle risorse tagliate alla Regioni e agli Enti Locali si collega direttamente con i pubblici dipendenti attraverso le vie articolate della tassazione.

Se Regioni e Enti Locali si troveranno con le risorse notevolmente ridimensionate, dovranno sopperire con altre forme di introito, proprio attraverso il classico espediente della tassazione. Lo stesso governo che aveva promesso un taglio delle tasse, e che dichiara di volerlo ancora fare quando le condizioni lo permetteranno, sta ponendo le basi per un aumento della tassazione locale quale ad esempio l’addizionale regionale e quella comunale, già di fatto incrementate per quegli enti in situazione finanziaria critica.

L’effetto di ciò è che a fronte della cancellazione dei contratti per il 2010-2012 e dell’aumento del prelievo tributario, la busta paga dei lavoratori pubblici, che in Italia è già al di sotto degli standard europei, sarà più leggera, anche in virtù dell’effetto combinato con la dinamica inflativa del periodo considerato.

«Se ciò risponde davvero al principio di “equità sociale” cui si ispirerebbe la manovra è cosa tutta da dimostrare. Non basta non tagliare gli stipendi, come invece avvenuto in Spagna, per parlare di “misure eque” se poi questi di fatto vengono tagliati direttamente con tasse prossime venture o da quell’inflazione che erode il potere di acquisto delle famiglie» prosegue il Segretario Generale della Federazione Confsal-Unsa «Bisogna rendersi conto che i lavoratori non riescono oggi neanche più a scioperare perché non possono perdere un solo centesimo dello stipendio. Abbiamo dati preoccupanti che evidenziano un crescente ricorso all’usura per poter far quadrare il mese e far fronte a tutte le spese. Ciò comporta già oggi e ancor più in prospettiva un problema sociale e politico di gravità immensa.»

 

«Chiediamo poche cose, ma precise e concrete: la possibilità di riaprire la tornata contrattuale 2010-2012 verificate le maggiori entrate fiscali al 2011, perché le risorse per uscire dalla crisi ci sono e possono essere trovate con la lotta all’evasione laddove esistono; e chiediamo di eliminare il riferimento al salario accessorio dal testo della norma, per consentire un funzionamento regolare delle amministrazioni, permettendo ai dipendenti di fruire del salario collegato alle mansioni effettivamente svolte per il datore pubblico.»

 
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