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IL GIUSTO DIRITTO ALLA PENSIONE E AD UNA PA EFFICACE ED EFFICIENTE
Mercoledì 11 Luglio 2018 11:39

massimo battaglia seg genIL GIUSTO DIRITTO ALLA PENSIONE

IL GIUSTO DIRITTO AD UNA P.A. EFFICACE ED EFFICIENTE

 

In tempi non molto lontani lanciammo un allarme su un prevedibile esodo di massa dei dipendenti della Pubblica Amministrazione. Spiegammo allora che tale fenomeno era dovuto a fattori generazionali e occupazionali e quindi per nulla legato a scelte politiche di contesto.

 

Un milione in cinque anni! questo era il dato: un milione di dipendenti pubblici nell’arco temporale indicato, per età anagrafica e/o per anzianità di servizio, avrebbe lasciato il lavoro per accedere alla pensione.

 

L’allarme nasceva dalla preoccupazione del persistente blocco del turn over e dalla necessità di ricreare le condizioni, in termini di fabbisogno di personale, per un buon funzionamento della macchina della pubblica amministrazione in ogni realtà di settore: scuola, servizio sanitario, settore previdenziale, settore ministeriale e enti territoriali.

Quell’allarme, reale e concreto e suffragato da molti dati, fu preso sottogamba e in parte ignorato in prima battuta solo poi essere ripreso e riportato alla ribalta di volta in volta, in negativo o in positivo, per riempire degli spazi giornalistici o per riempire un vuoto di idee politiche.

 

È ormai comunque assodato: il problema esiste e, verificandosi quanto da noi ipotizzato, nelle Amministrazioni, fra mille difficoltà, si stanno ponendo il problema di come far fronte a questa emorragia di personale.

 

Le svariate ipotesi riorganizzative messe in campo dalle Amministrazioni per far fronte alla mancanza di personale si rivelano particolarmente fantasiose, inadeguate e, spesso, strampalate con l’unico, e comune, risultato che si corre il rischio di veder morire le Amministrazioni per asfissia e con la conseguenza di avere Cittadini sempre più imbufaliti nei confronti delle Amministrazioni pubbliche e degli incolpevoli dipendenti pubblici.

 

Lo dicevamo e lo ribadiamo, è urgente e indispensabile un grande progetto per la Pubblica Amministrazione; alla prevedibile, e ormai nei fatti, emorragia occorre rispondere con una azione di inoculazione di nuove energie, ovvero: nuova occupazione.

 

Nuova occupazione e giovanile, con sempre maggiori conoscenze per rendere le Amministrazioni più efficienti e sempre più in grado di comunicare e confrontarsi con una società civile sempre più evoluta e più informata.

 

È una sfida alla quale non si possono dare risposte banali tipo: “facciamo con quello che abbiamo”; una sfida di ampia portata supportata da progettazione e programmazione che tenga conto anche degli effetti di eventuali novità politiche in altri campi, che noi auspichiamo avendole anche proposte, come potrebbero essere la “Quota 100” e “41 anni di contributi” in materia di accesso alla pensione.

Proposte che consideriamo patrimonio della Confsal UNSA che ancora una volta rivendichiamo, nella consapevolezza che occore anche porre all’attenzione del Governo, in aggiunta all’allarme di un tempo e ancora attuale, che da ciò ne dovrà derivare un impegno più organico in modo che la risposta alle giuste aspettative dei lavoratori (con Quota 100 e/o con 41 anni di contribuzione) non si riveli un boomerang comportando una improvvisa paralisi delle amministrazioni.

 

Dai dati del Conto Annuale 2016 del Mef – RGS, da noi rielaborati, si può ipotizzare che almeno 500 mila dipendenti pubblici, già nel 2019, potrebbero trovarsi nelle condizioni di maturare il requisito, con la Quota 100, per accedere alla pensione.

 

Un fenomeno pari a dieci volte quello che è il trend di 52 mila unità all’anno di cessazioni per limiti di età e per anzianità.

 

Dalle tabelle che seguono quanto da noi evidenziato risalta con maggiore spessore, pur dalla trasposizione per quanto semplice dei dati 2016 all’anno 2019, e i numeri imporrebbero a tutti una assunzione di responsabilità senza per questo negare la prospettiva di accedere alla pensione con Quota 100.

 

Circa un milione e duecentomila lavoratori, pari al 35% del totale, nel 2019 avranno una età che va oltre i 58 anni e di questi oltre 520 mila avranno una anzianità di servizio superiore ai 34 anni:

 

[IN ALLEGATO LE TABELLE]

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