2010
La Rivista della Federazione Confsal-Unsa n. 11-2010
Lunedì 20 Dicembre 2010 12:36

rivista fed

Il Punto.

del Segretario Generale,

Massimo Battaglia

 

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Carissimi, iscritti e simpatizzanti,

 

Si sta per concludere un anno di attività, che rappresenta per me il primo anno del mandato che mi avete voluto affidare.

Era infatti l’11 dicembre del 2009 quando sono subentrato all’amico Renato Plaja, cui va il mio più caloroso pensiero in questo difficile momento della sua vita, nella carica di Segretario Generale della Federazione Confsal-Unsa.

 

In questo spazio intendo dare conto a voi tutti dell’attività svolta in un anno e preannunciare gli appuntamenti del futuro, delineando quelli che sono i nostri impegni prioritari.

 

Innanzitutto, mi preme sottolineare che l’attività svolta in questo anno è stata animata dalla volontà di costruire un progetto per la Federazione in cui tutti coloro che la compongono possano sentirsi ed essere più protagonisti rispetto al passato.

 

Le grandi modifiche organizzative dell’anno 2007, imposte dalla normativa, hanno dischuiso opportunità per realizzare un rinnovamento e un rilancio di quella che da sempre è la quarta Federazione dei lavoratori su base nazionale.

 

Stiamo consolidando una struttura già storicamente ben ramificata, grazie al rinnovato entusiasmo dei quadri provinciali e regionali della Federazione, che saranno sempre più attivi sul territorio. Prova di tutto questo è anche l’apertura di diverse sedi territoriali, che vanno da Cuneo a Messina.

 

Il protagonismo di tutti è stato ricercato concretamente costruendo dei luoghi di incontro e di dialogo in cui ciascuno ha potuto esprimere le proprie proposte e le proprie considerazioni. Ci siamo incontrati a febbraio a Roma in occasione della presentazione del libro dell’Avv. Pasquale Lattari sul decreto legislativo n. 150/09. Ci siamo incontrati nuovamente ad ottobre a Verona riunendo i quadri sindacali nazionali, regionali e provinciali della Federazione. Sono state occasioni di confronto importanti, adeguatamente utilizzate da tutti i presenti, che hanno ben rappresentato le istanze della base associativa.

 

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La Rivista della Federazione n. 10 - "Speciale Verona 2010" - 11.10.2010
Lunedì 11 Ottobre 2010 14:00

rivista fedIl punto.

A cura del Segretario Generale - Massimo Battaglia

 

Amici,  

la Federazione Confsal-Unsa ha riunito i propri quadri sindacali nazionali, regionali e provinciali a Verona, nei giorni 4 e 5 ottobre per discutere della situazione politico sindacale odierna e per pianificare le future iniziative a tutela degli interessi dei lavoratori.

Il quotidiano Italia Oggi in data 5 ottobre u.s. ha riportato i risultati della nostra riunione, le nostre richieste e ciò per cui ci stiamo battendo. Tra le priorità: riapertura del contratto (bloccato ex lege) attraverso la destinazione all'uopo delle maggiori entrate fiscali, sblocco del turn over, sostegno del reddito attraverso la defiscalizzazione.

Utilizzerò pertanto questo breve spazio non per darvi un resoconto dei lavori di Verona, poichè ciò è appunto rinvenibile nell'articolo riportato nelle pagine seguenti, ma per trasmettere a chi non c'era, ai nostri iscritti e simpatizzanti, l'atmosfera che abbiamo respirato tra noi in questi due giorni di lavori.

Tutti hanno sperimentato la gioia di essersi riuniti, di avere a disposizione un luogo di incontro e dialogo su base nazionale in cui affrontare tutte le questioni che incidono sulla situazione lavorativa, economica e più in generale sulla vita di tutti i nostri colleghi. Ci siamo posti domande, gli uni gli altri, e abbiamo ascoltato le proposte che venivano da ogni parte del territorio, anche facendosi portavoce delle istanze dei colleghi. Un'esperienza di democrazia di base che conferma la tradizione del nostro modo di fare sindacato. Lo ricordo ancora una volta: siamo nati nel 1954 come alternativa a un sindacalismo ideologico e politicizzato, e siamo nati grazie all'iniziativa di pionieri che hanno voluto costruire un modo nuovo di associare i lavoratori partendo dalla base, dagli uffici. E anche in questi giorni abbiamo verificato la bontà di quella intuizione originaria, capace di far sedere fianco a fianco, fraternamente, persone che si ispirano a culture diverse e a riferimenti politici differenti.

Abbiamo voluto dare testimonianza della pluralità di voci che compongono il nostro sindacato, allestendo un numero "speciale" della Rivista della Federazione in cui, in luogo delle notizie che provengono dai Coordinamenti, trovano spazio le opinioni di alcuni dei nostri dirigenti sindacali che ricoprono cariche nazionali, regionali e provinciali.

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Rivista Confsal-Unsa n. 9 - del 20.07.2010
Martedì 20 Luglio 2010 16:59

 

rivista_smallAmici,

il voto di fiducia espresso dal Senato sulla Legge di conversione del D.L. 78/10, segna un momento importante nella stagione politico sindacale.

Abbiamo profuso ogni sforzo per cercare di arginare gli effetti nefasti che ancora una volta colpiscono il pubblico impiego, sotto attacco mediatico e normativo oramai da anni.

Il testo originario del D.L. n. 78/10 è stato modificato anche in virtù dei lavori in Commissione Bilancio del Senato che ha recepito alcune delle nostre istanze. Tali modifiche, pur non salvando il testo novellato dalla giusta accusa di essere sempre iniquo e durissimo, ne migliorano in qualche modo l’impatto sul pubblico impiego.

Ho qui raccolto alcune delle principali domande che i nostri iscritti, e i lavoratori in generale, si sono fatti durante questo periodo per chiarire, nero su bianco, sulla base di una volontà di trasparenza assoluta, le risposte che la Federazione Confsal-Unsa sulle principali questioni del momento.

 

 

La crisi è reale o è solo uno spauracchio per legittimare misure socialmente impopolari?

La crisi non è un’invenzione politica. Se vogliamo essere precisi, si dovrebbe in realtà parlare di "più" crisi che si intrecciano e che riverberano contemporaneamente i loro effetti sul mercato e sulla popolazione.

Esiste una crisi del sistema paese che ci portiamo avanti da decenni, senza riuscire a risolverla, perdendo ogni occasione per investire quote sufficienti di PIL per formazione e ricerca, leve strategiche vitali per sperare in una ripresa di medio-lungo periodo.

Esiste una crisi della zona euro, aggravata dalla timidezza con cui le classi politiche dei paesi europei hanno affrontato e stanno affrontando le sfide dell’Unione, non riuscendo a creare i necessari sistemi di governance idonei a scongiurare crisi future. Non ne parla più nessuno da settimane, ma l’operazione di salvataggio della Grecia costa una cifra spaventosa all’Italia, e grava sulle tasche di tutti noi. Eppure chi ritiene sbagliato l’intervento di aiuto, pensando al suo tornaconto, compie un grave errore, non comprendendo che i destini non solo storici, ma economico-finanziari dei paesi della zona euro sono così legati tra loro che il crollo di un paese significa il fallimento di tutta la zona euro, con ripercussioni facili da immaginare.

Esiste poi una crisi internazionale, segnata da una riallocazione di risorse, da una frenesia dei mercati finanziari, dalla ferocia e dalla volatilità degli strumenti speculativi, dal tentativo di raggiungere un nuovo equilibrio che ridisegni gli scenari del potere economico e politico su scala planetaria, con l’emersione di nuove potenze e il declino di quelle vecchie.

In questa situazione, che per molti versi travalica la capacità e la possibilità di azione di ogni governo nazionale, intervenire per dare stabilità alla propria economica, con misure di risanamento, è una strada necessaria. Costosa per tutti, ma necessaria. Lo diciamo con senso di responsabilità quindi: la manovra è stata una necessità, seppur ribadiamo che poteva essere costruita in modo migliore.

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Rivista Confsal-Unsa n. 8 del 2.07.2010
Venerdì 02 Luglio 2010 11:27

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Il Punto. A cura del Segretario Generale - Massimo Battaglia

 

Carissimi iscritti e simpatizzanti,

L’estate si preannuncia calda, non solo per le temperature metereologiche, ma anche per i lavori parlamentari sulla c.d. “Manovra di giugno”.

Il D.L. n. 78/10 deve essere convertito in legge entro la fine di questo mese di luglio.

Un numero enorme di emendamenti sono stati presentati sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Già questo è un dato su cui riflettere. La misura è corposa e eterogenea (si potrebbe dire anche disomogenea). L’ampiezza degli interventi normativi combinata con la profondità degli effetti previsti si traduce esponenzialmente nella quantità di emendamenti volti a correggere la direzione iniziale della manovra.

Evasione fiscale e contenimento della spesa pubblica, sono due degli aspetti su cui il governo ha deciso di intervenire per combattere la crisi.

Ma la crisi è reale o è solo(/anche) uno slogan per far passare in parlamento misure strutturali pesantissime per alcune categorie sociali spesso avvertite come un peso e non come una risorsa , quali sono i dipendenti pubblici? La crisi c’è e forse è anche più grave di quello che ci dicono. Troppi sono gli elementi di preoccupazione per poter dubitare della veridicità della crisi: selvaggia speculazione finanziaria, esposizione bancaria internazionale, pacchetti di debiti che inquinano il mercato rischiando di impedirgli di ritrovare stabilità.

Ma è l’esperienza concreta che ci dice che la crisi è pesante: disoccupazione a livelli disastrosi, con un’intera generazione di giovani che è nel congelatore e per la quale non si stanno facendo progetti degni di questo nome. Eppure è proprio dai giovani che passa la ripresa. Altro che “bamboccioni”: molti tra i giovani migliori già conoscono i morsi dell’inoperosità forzata, senza essere ancora entrati, o quasi, nel circuito produttivo; se il nostro non fosse un Paese con una forte rete familiare di sostegno, avremmo oggi un problema sociale esplosivo, difficile da gestire politicamente.

Non riteniamo, come sindacato autonomo, che il problema occupazionale si risolva trasformando lo stato in un bacino di raccolta per stemperare tensioni sociali. Ma certo non possiamo tacere davanti a una politica cieca di blocco del turn over nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, che ha un duplice effetto negativo: 1. impedisce di sgonfiare seppur parzialmente il bacino dei disoccupati, 2. non permette un rinnovamento della P.A. lasciandola sempre più in difficoltà nell’erogazione dei servizi al cittadino.

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Rivista Confsal-Unsa n. 7 del 11.06.2010
Venerdì 11 Giugno 2010 10:39

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Il punto.

A cura del Segretario Generale - Massimo Battaglia

 

Amici, colleghi,

Che il Paese sia in difficoltà, non c’è dubbio. Chiunque abbia un minimo di consapevolezza di quello che succede nel mondo lo sa e non se lo nasconde.

Quando l’economia mondiale cresce, la nostra cresce a un tasso inferiore di quello dei principali partners europei. Quando la congiuntura internazionale è negativa, noi paghiamo un dazio maggiore, in anticipo e per più tempo.

Dire che siamo un’economia sensibile è un eufemismo. Siamo un’economia fragile.

Eppure proprio alcune arretratezze strutturali, unite ad una predisposizione al risparmio che è tipica della cultura familiare italiana (differente dalla logica statunitense o britannica), ci permettono di essere per certi versi più solidi sul piano della tenuta sistemica rispetto ad altri paesi, che pur hanno economie più dinamiche ma che sono anche più esposte della nostra agli effetti perversi delle crisi globali.

Malgrado ciò, è chiaro che oggi come oggi il Paese è sotto forte pressione su più fronti: crisi delle banche, debito pubblico, necessità di interventi di sostegno alla zona euro (che stiamo pagando in prima persona), economia a singhiozzo. Non possiamo tenere la testa sotto la sabbia, a meno che non volessimo interpretare il nostro ruolo solo in chiave prettamente demagogica. La manovra pertanto, inutile negarlo, in qualche modo è un atto necessario e doveroso, come ha ammesso la stessa Confsal.

Dire questo non ci impedisce però di esercitare il mandato sindacale dicendo anche che questa manovra chiede troppo ai lavoratori pubblici. Lo abbiamo detto sin dall’inizio, senza sosta, senza tentennamenti: la manovra andava pensata bene; sicuramente andava pensata meglio di così.

Cancellare le procedure di rinnovo contrattuale dall’oggi al domani è uno strappo, l’ennesimo, alle relazioni con le parti sociali (che sono costituzionalmente esistenti, fino a prova contraria).

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