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Flat Tax: chi ci guadagna?
Venerdì 08 Giugno 2018 11:33

flat tax

 

Flat Tax: chi ci guadagna?

 

 

La prima considerazione, dettata da una reazione di pancia, è che tutti ci sentiamo tartassati dalle tasse e quindi saremmo felici di pagarne di meno, molte di meno tralasciando di pensare, egoisticamente, agli effetti che questo potrebbe comportare sul sistema salute, istruzione, sicurezza, ecc..

 

Si parla di due aliquote, il 15% per i redditi fino a 80.000 euro e il 20% per la parte eccedente tale scaglione; e questo è incontestabile avvantaggia in modo considerevole i redditi più elevati e di quanto lo vedremo con alcuni esempi.

 

Se reddito familiare o reddito individuale si vedrà, partendo comunque da una constatazione che nell’uno o nell’altro caso per i nuclei familiari monoreddito la flat tax potrebbe rivelarsi un boomerang; fra l’altro, a tal proposito, sarebbe interessante analizzare le caratteristiche socio-economiche dei nuclei familiari per area geografica (nord-sud-isole).

 

Giusto per chiarezza è utile rammentare il dettato costituzionale:

 

“Articolo 53 - Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

 

Il detto buono per l’occasione potrebbe essere: “a caval donato non si guarda in bocca”; dopodiché è bene capire cosa succede confrontando “ieri” con “domani” utilizzando le incomplete informazioni che si hanno sull’argomento Flat Tax per il “domani”.

 

Partiamo prendendo atto delle dichiarazioni dei proponenti la Flat Tax sulla sua sostenibilità e, ipotizzando che non sarà modificato il concetto giuridico-fiscale di reddito imponibile, che la sua fattibilità è legata ad una semplificazione estrema del sistema delle detrazioni (per i nostri esempi: azzeramento delle detrazioni da lavoro dipendente e delle detrazioni per i familiari a carico), e andiamo a vedere prima la platea dei contribuenti e poi i beneficiari.

 

Nel nostro Paese i contribuenti sono 40.872.080 così suddivisa per macro classi di reddito:

 

24.253.300 contribuenti (59,3%) con redditi fino a € 20.000

 

11.676.299 contribuenti (28,6%) con redditi da € 20.000 a € 35.000

 

2.787.044 contribuenti (6,8%) con redditi da € 35.000 a € 50.000

 

2.155.437 contribuenti (5,3%) con redditi oltre € 50.000;

 

di cui 21.191.758 lavoratori dipendenti così suddivisi:

 

10.779.070 contribuenti (50,9%) con redditi fino € 20.000

 

7.459.986 contribuenti (35,2%) con redditi da € 20.000 a € 35.000

 

1.710.901 contribuenti (8,1%) con redditi da € 35.000 a € 50.000

 

1.241.801 contribuenti (5,9%) con redditi oltre e 50.000.

 

 

Per gli esempi che seguono nelle tabelle ci riferiamo al mondo del lavoro che rappresentiamo, quello pubblico ma che non si discosta dal resto della platea dei contribuenti, e per le classi di reddito più che maggioritarie (dai 20.000 ai 35.000 euro) dove è più che mai evidente la necessità che alla Flat Tax siano abbinati dei correttivi per evitare che con il nuovo sistema si paghi più di prima e che, soprattutto, a pagare non siano i nuclei familiari con più componenti a carico.

 

In tale contesto non va dimenticato il beneficio degli 80 euro del credito fiscale per i redditi fino € 26.600, non considerato nelle tabelle, che si presume verrebbe superato nel nuovo sistema, con un risparmio di 10 miliardi di euro, ma che nelle risultanze finali della Flat Tax non può non essere salvaguardato.

 

A integrazione di quanto si diceva prima della ipotesi di introduzione del “reddito familiare”, con tutti dubbi del caso, questo potrebbe in qualche modo sanare alcune anomalie dove i redditi individuali dei singoli componenti il nucleo familiare rientrassero nelle classi di reddito penalizzati dalla Flat Tax.

 

Detto quanto sopra e ipotizzando che il “nuovo sistema” non nasca solo per dare più soldi a chi ha un reddito elevato e quantomeno salvaguardando anche gli altri contribuenti, tocca fare i conti con le risorse disponibili.

 

Se l’ipotesi della semplificazione del sistema fosse quella di intervenire sulle detrazioni da lavoro dipendente (42,1 miliardi di euro) e sulle detrazioni per i familiari a carico (12,6 miliardi di euro) e considerando che queste risorse si concentrano prevalentemente sulle classi di reddito fino ai 35.000 euro, e non volendo far pagare più tasse di prima a questi lavoratori, si pone la necessità di reperire risorse nuove e si pone il problema del perché queste risorse non vengano redistribuite per far pagare meno tasse ai redditi più bassi.

 

NEL COMUNICATO ALLEGATO, SONO DISPONIBILI TUTTE LE TABELLE DI ANALISI.

 

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VITTORIA! RSU 2018
Martedì 24 Aprile 2018 17:04

COMPARTO FUNZIONI CENTRALI
VITTORIA!

 

COMUNICATO DEL 20 APRILE 2018

 

“Dai primi dati in nostro possesso riceviamo dai lavoratori dei Ministeri, Agenzie Fiscali,

Enti Pubblici non Economici uno straordinario suffragio di voti

che ci rendono ancora più forti e determinati sulle nostre iniziative sindacali.


Di questo non posso che ringraziare tutti, dai Segretari ai Responsabili Sindacali

ma soprattutto i Lavoratori che con il loro voto hanno dato forza

alla più grande Federazione Autonoma del Comparto Funzioni Centrali.


Questo voto importante darà a noi energia per cambiare la P.A.,

mettere i lavoratori al centro di questo cambiamento e

ridare il rispetto dovuto a chi lavora per lo Stato.”


Battaglia conclude: Grazie! Grazie! Grazie!

 

 

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Battaglia (Unsa), 36 mesi per ottenere il Tfr sono un tempo “incostituzionale”
Martedì 10 Aprile 2018 08:22

Battaglia (Unsa), 36 mesi per ottenere il Tfr sono un tempo “incostituzionale”

 

 

http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=67889#.Wsx0NZfOOUm

 

Si avvicina l'udienza del 12 aprile al Tribunale di Roma dove verrà trattato il ricorso dell'UNSA

contro il ritardato pagamento del TFR/TFS ai lavoratori pubblici.
Continua, su tutti i fronti, e per tutti i lavoratori, la battaglia dell'UNSA in difesa del lavoro pubblico.

 

 

battaglia massimo segretario generale unsa

 

PUBBLICO IMPIEGO

 

Argomento: Confsal
 

Una disparità incomprensibile, tra pubblico e privato, nei tempi di erogazione e nel riconoscere ai lavoratori il diritto di usufruire, in tempistiche ragionevoli, di quelle risorse che hanno accumulato nel corso della loro carriera lavorativa. Sono questi i motivi che hanno spinto l'Unsa, il sindacato del pubblico impiego della Confsal, a mettere in campo un'offensiva giudiziaria contro il decreto “Salva Italia” del Governo Monti, che ha introdotto diversità significative nell'erogazione del Tfr per il settore pubblico e privato. Massimo Battaglia, segretario generale dell'Unsa, fa il punto della situazione al Diario del lavoro.


"Un qualsiasi lavoratore pubblico - spiega Battaglia - percepisce la propria liquidazione dopo 36 mesi. Un cambiamento sopraggiunto dopo il Governo guidato da Monti. È dunque venuta meno la possibilità per i dipendenti pubblici di poter usufruire in tempi brevi del proprio Tfr. Un nostro dipendente, andato in pensione, si è costituito parte civile con il nostro patrocinio, e tramite di lui abbiamo chiesto al Tribunale di Roma di eccepire l'incostituzionalità della norma che disciplina il Tfr del pubblico impiego”.


“Il 12 aprile - continua Battaglia - ci sarà la seconda udienza, dopo la prima di fine novembre, e la nostra speranza è che il giudice accolga le nostre istanze e invii gli atti alla Corte Costituzionale”.


“C'è stata - prosegue il leader sindacale - una equiparazione tra pubblico e privato. Tuttavia i dipendenti pubblici stanno ricevendo il peggio del privato, continuando a offrire il proprio meglio. Questa disparità non può essere più tollerata, e speriamo che il giudice riconosca l'incostituzionalità di questo trattamento, che interessa una platea ampissima di lavoratori. Bisogna sottolineare - spiega Battaglia - come già in due occasioni la Corte Costituzionale si era espressa a favore dell'incostituzionalità della norma, tuttavia chi aveva presentato il ricorso aveva commesso un vizio formale. Come in tutte le cause il torto bisogna averlo subito, mentre chi si era mosso contro questo provvedimento non era ancora pensionato. Ecco perché abbiamo atteso che questo nostro dipendente ottenesse il trattamento di quiescenza”.


Un'azione che, come Battaglia precisa, il suo sindacato sta portando avanti in maniera autonoma: “La Cisl sta raccogliendo delle firme, ma si tratta di un'azione che non porta a nulla. E una sostanziale immobilità la stiamo riscontrando anche nella altre sigle Infatti per smontare questa norma serve o un intervento legislativo che la abroghi o un pronunciamento della Corte Costituzionale. Si tratta di un tema che non può essere intaccato con la prassi della contrattazione”.


“La nostra volontà -conclude Battaglia- è quella di portare avanti questa battaglia, per ridare dignità a un settore che ha sopportato in questi anni molte ingiustizie”.

 
BUONI PASTO NON SPENDIBILI: ESPOSTO ALLA PROCURA
Martedì 27 Marzo 2018 10:01

buoni pastoBATTAGLIA: “CONFSAL-UNSA: BUONI PASTO NELLA PA

NON SPENDIBILI,

ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA”

 

«A seguito di innumerevoli segnalazioni che ci arrivano dai lavoratori pubblici di tutta Italia, relativi alla non accettazione dei Buoni Pasto da parte di moltissimi esercizi commerciali, mi recherò subito dopo Pasqua presso la Procura della Repubblica di Roma per depositare un esposto e verificare se ci siano estremi di reato» dichiara Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-UNSA.

 

«Se vi è una gara d’appalto per i buoni pasto, gestita centralmente dalla Consip che ha pagato regolarmente il corrispettivo alla ditta vincitrice, questa ha l’obbligo di prendere tutte le misure necessarie per rendere esigibile il buono pasto negli esercizi commerciali, evitando che i lavoratori siano impossibilitati a utilizzarli» prosegue Battaglia

 

«Sarà la Procura a verificare le negligenze delle ditte coinvolte, nonché appurare se vi siano carenze nel controllo da parte di soggetti a responsabilità pubblica.

 

Perché due cose sono certe per la Confsal-UNSA – conclude Battaglia –: 1. lavoratori hanno il diritto a spendere liberamente il buono pasto in sostituzione del servizio mensa non fruito; 2. il denaro pubblico, usato a tal fine, non può e non deve trasformarsi in carta straccia».

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UNSA: RICORSO CONTRO RITARDATO PAGAMENTO TFR IN TRIBUNALE IL 12 APRILE
Venerdì 23 Marzo 2018 12:49

 

 

Confsal-UNSA: buonuscita,

fatti concreti a tutela di tutti lavoratori …….

altri solo PETIZIONI e populismo !!

 

12 APRILE IL RICORSO CONFSAL-UNSA AL TRIBUNALE DI ROMA,

CONTRO IL RITARDATO PAGAMENTO DEL TFR DEI DIPENDENTI PUBBLICI.

UN'ALTRA BATTAGLIA DELLA CONFSAL-UNSA INIZIATA DA TEMPO!

 

libero - unsa ricorso tfr in tribunale roma 12 aprile

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