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Si riporta qui di seguito l'articolo comparso sul quotidiano ITALIA OGGI nella giornata del 10 luglio u.s. :
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La Confsal-Unsa chiede al governo la correzione della manovra su contratto e salario accessorio
P.a., no al blocco degli stipendi
Battaglia: affrontare le vere criticità, non gli aspetti marginali
«In una manovra economica già durissima, il governo non può permettersi il lusso di compiere errori cruciali che danneggiano sia il lavoratore pubblico che la pubblica amministrazione in generale.» è quanto afferma Massimo Battaglia, Segretario Generale della Federazione Confsal-Unsa, quarta organizzazione sindacale che opera nei comparti dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Battaglia punta il dito non solo contro le norme del Decreto Legge n. 78/10 che danno corpo alla “manovra di giugno”, ma specialmente verso i lavori in Commissione Bilancio del Senato che non hanno prodotto miglioramenti sostanziali al testo del Decreto, pur in quelle parti che oggettivamente mostravano il fianco a numerose critiche e perplessità.
«Si possono capire alcune inesattezza, pur pesanti, in un atto della corposità e della complessità del D.L: 78/10, tra l’altro scritto in un tempo ristretto rispetto alla dimensione degli aspetti toccati, che avrebbero richiesto un approfondimento e uno studio di mesi; mesi che di fatto non sono stati disponibili, vista la crisi economica interna e internazionale, compresa la zona euro. Ma non è ammissibile che nella fase di conversione in Legge di un Decreto Legge non vengano apportate delle necessarie e sostanziali migliorie al testo originario.» sentenzia Battaglia.
Molti in effetti sono i punti che fanno ritenere “iniqua” la manovra ai pubblici dipendenti.
Di certo la cancellazione della tornata contrattuale 2010-2012 ha fatto reagire immediatamente la Federazione Confsal-Unsa che ha presentato all’autorità politica un piano alternativo per garantire la sostenibilità della spesa dei salari pubblici per le casse dello stato: valutare le maggiori entrate al 2011 derivate da una seria politica di lotta all’evasione fiscale (valutata in circa 120 miliardi l’anno!) e finanziare il rinnovo dei contratti, con priorità per i lavoratori delle fasce di reddito medio-basse.
Ma oltre a questo, ciò che è inammissibile per i lavoratori pubblici è la disciplina del loro trattamento economico. «La cancellazione dei contratti è una scelta politica su cui siamo e restiamo totalmente contrari. Siamo lavoratori e il lavoro è e deve essere basato sempre su un contratto. Ma ciò che non è ammissibile è come viene trattato lo “stipendio pubblico” sia dalla manovra, che lo fa in modo sbrigativo ed errato, ma che fa anche la Commissione Bilancio del Senato, che lo fa in modo superficiale e non competente» osserva Battaglia.
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