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Unsa a Bruxelles per i redditi da lavoro pubblico

In data 4 giugno 2019 a Bruxelles, l’Unsa ha partecipato con una delegazione formata dal Segretario Generale Massimo Battaglia e da Gian Maria Giovannetti alla riunione della Commissione Amministrazioni Centrali della Cesi (confederazione europea dei sindacati autonomi di cui fanno parte la Confsal e l’Unsa).

Massimo Battaglia, anche nella qualità di Vice Presidente della Commissione, ha rappresentato la situazione drammatica dei redditi da lavoro pubblico in Italia nelle amministrazioni centrali che non mettono al riparo da difficoltà economiche le famiglie dei lavoratori. Causa un decennio di blocco contrattuale, tasse dirette e indirette, nazionali e locali, il potere di acquisto dei lavoratori delle amministrazioni statali si è contratto di oltre il 13%, ponendo i lavoratori italiani sempre più come fanalino di coda rispetto ai colleghi europei.

Il Segretario Generale ha chiesto un forte intervento del sindacato europeo per portare alle istituzioni dell’Unione, una volta insediatesi dopo il voto di maggio, la richiesta di inoltrare forti raccomandazioni agli stati membri sull’attenzione da rivolgere alle dinamiche salariali nel pubblico impiego, specie per i redditi mediamente più in difficoltà.  La contrazione della spesa pubblica -ha ribadito con forza il Segretario Generale- non può ricadere, in uno stato che si vuole dire sociale, sulle fasce più deboli del paese.

La Cesi, con la presenza del Segretario Generale Klaus Heeger e del Presidente Romain Wolff , ha aderito alla richiesta  assicurando che si farà portatrice con forza delle istanze rappresentate dall’UNSA nel dialogo sociale europeo.

Nel corso della riunione si sono toccati anche altri temi di rilievo, tra cui quello del valore dei servizi pubblici e del fenomeno chiamato “de-privatizzazione”, trattato da Lavinia Steinfort, ricercatrice del Transnational Insitute (https://www.tni.org/en ).

Questa relazione ha messo in evidenza che vi è un fenomeno di portata mondiale, che coinvolge settori pubblici in tutti i paesi e in tutti i continenti, che vede la re-internalizzazione di attività lavorative precedentemente “esternalizzate”. Dati alla mano, disponibile nel rapporto dell’organizzazione anche nella versione italiana ( https://www.tni.org/en/publication/reclaiming-public-services?content_language=it ), la ricercatrice ha evidenziato che vi è una crescente presa di consapevolezza anche in soggetti istituzionali che è più conveniente riportare i servizi, un tempo privatizzati, all’interno del perimetro del servizio pubblico poiché ciò porta una serie di benefici sociali (trasparenza, fruibilità, accessibilità) e innegabili risparmi economici.

Oltre ai temi della violenza da parte di terzi sul lavoro e di fiscalità europea, è stato trattato anche il tema della piramide demografica nel pubblico impiego, con specifico riguardo per la situazione austriaca grazie ad una relazione del rappresentante della Funzione pubblica di Vienna. Lo stesso ha anche messo in evidenza le procedure selettive adottate nel proprio paese volte al ringiovanimento della popolazione lavorativa e ad attirare il mondo giovanile verso l’impiego pubblico, attraverso percorsi iniziali di apprendistato e stage.

Continua pertanto l’impegno dell’UNSA a portare su ogni piano del dialogo sociale -anche a livello europeo- le istanze dei lavoratori delle funzioni centrali del nostro paese.

UNSA A BRUXELLES – REDDITI LAVORO PUBBLICO

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