UNSA: sollecito intervento normativo in materia di erogazione TFR/TFS nel Pubblico Impiego

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Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Palazzo Chigi

Piazza Colonna 370

00187 Roma – Italia

presidente@pec.governo.it

 

 

e.p.c.

 

Al Presidente della Camera

camera_protcentrale@certcamera.it

 

Al Presidente del Senato

amministrazione@pec.senato.it

 

 

 

Oggetto: sollecito intervento normativo in materia di erogazione TFR/TFS nel Pubblico Impiego.

 

A seguito di istanza incidentale per la declaratoria di illegittimità costituzionale di legge avanzata dalla CONFSAL-UNSA dinnanzi al Tribunale Ordinario di Roma in funzione del giudice del Lavoro, la Corte Costituzionale con sentenza n. 159/2019 del 03.07.2019 evidenziava l’urgenza di segnalare al Parlamento l’improrogabile necessità di ridefinire una disciplina in subiecta materia, vista l’inidoneità dell’attuale quadro normativo a tutelare “La garanzia costituzionale della giusta retribuzione, che si sostanzia non soltanto nella congruità dell’ammontare concretamente corrisposto, ma anche nella tempestività dell’erogazione”.

 

Ed invero, la Corte ha evidenziato in modo inequivocabile come le disposizioni di cui all’art. 3 c. 2 D.L. 79/1997 come convertito e art. 12 c. 7 D.L. 78/2010 così come convertito, si pongano in aperto contrasto con i diritti dei lavoratori pubblici in violazione dell’art. 36 Cost., in quanto, sebbene introdotte per fare fronte ad una crisi temporanea e contingente, hanno acquisito oramai carattere strutturale, perdendo in tal modo l’originaria funzione della ratio legis.

 

Successivamente, all’esito di un giudizio cui interveniva ad adiuvandum la succitata Organizzazione Sindacale, con la più recente pronuncia (sentenza n. 130/2023), il Giudice delle Leggi stigmatizzava il mancato intervento di riforma normativa, non potendo ritenersi il D.L. n. 4/2019 art. 23 e la Deliberazione del Consiglio di amministrazione dell’INPS n. 219 del 09.11.2022 idonei al superamento del vulnus costituzionale rilevato in sede di accertamento presso la nominata Corte; i citati interventi, infatti, ben lungi dall’eradicare il vizio costituzionale della norma di riferimento, riconoscono all’avente diritto la sola possibilità di conseguire immediatamente quanto dovuto mediante strumenti finanziari aventi carattere oneroso.

 

Nel contempo, la medesima Corte Costituzionale nella citata pronuncia (sentenza n. 130/2023) dichiara in modo ancor più grave “che non sarebbe tollerabile l’eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa in ordine ai gravi problemi individuati nella…pronuncia”.

 

Tanto premesso, alla luce di quanto sopra e nel dovuto rispetto dei principi costituzionali così come espressi nelle pronunce della Corte, si invita formalmente e con la massima urgenza all’indifferibile intervento normativo finalizzato alla correzione della norma di cui è materia.

Distinti saluti.

 

Il Segretario Generale

Massimo Battaglia